La torre di Babele è mai esistita o è solo uno dei tanti punti di vista?

La questione della piena realizzazione della democrazia linguistica in Europa presenta ovviamente problemi alquanto diversi rispetto ad altri Paesi. Il livello generale di istruzione è incomparabilmente più alto, lo studio delle lingue ha una lunga tradizione, e va inoltre sottolineata la comune appartenenza alla stessa famiglia linguistica. Ma un multilinguismo funzionale e sostenibile, come quello proposto per il Sud Africa da Neville Alexander, non sembra realizzabile in tempi brevi, mentre la parità sancita dalla legislazione richiederebbe ad ogni cittadino, che voglia partecipare pienamente alla vita dell’Unione Europea, di essere in grado di interagire in tutte le lingue ufficiali. D’altro canto, l’adozione di una sola delle lingue comunitarie, se da un lato potrebbe risolvere la questione da un punto di vista pratico, dall’altro costituirebbe un privilegio per la lingua adottata e una violazione del principio di uguaglianza tra le lingue e tra i cittadini europei.
La situazione di fatto delle istituzioni europee, che si avvalgono principalmente di inglese, francese e tedesco, rappresenta per tutti gli altri uno svantaggio anche maggiore dell’adozione di un’unica lingua, in quanto, se è relativamente facile acquisire una buona padronanza di una seconda lingua, è un’impresa molto più ardua raggiungere un buon livello di competenza comunicativa in tre o più lingue straniere.
La soluzione più democratica alla non per lungo tempo differibile esigenza della comunicazione internazionale e globale sembra essere la messa a punto e l’adozione
di una lingua artificiale, uno strumento di comunicazione neutrale e ausiliario. Ma potrebbe essere utile adottare sin d’ora alcune misure facili da applicare, che possono agevolare sia l’acquisizione su larga scala di una lingua artificiale, sia lo sviluppo di una competenza comunicativa multilingue. Un primo passo potrebbe essere l’inclusione nei curricula comunitari di corsi finalizzati a costituire un solido background linguistico comune; un bagaglio di conoscenze e competenze
condivise, atte non solo a creare maggiore solidarietà, stima reciproca e spirito di cooperazione tra i cittadini europei, ma anche a formare una base per l’apprezzamento delle qualità espressive, della bellezza e delle valenze semantiche delle diverse lingue. Obiettivo principale di tali programmi dovrebbe essere quello di enfatizzare i molti tratti, procedimenti e aspetti che accomunano le diverse lingue, anche perché, come è noto, quegli elementi che sono più simili alla propria
lingua madre sono più facili da acquisire, e costituiscono i nuclei delle strutture “non marcate” e universali, almeno nell’ambito di una famiglia linguistica come quella indoeuropea. Una comparazione mirata tra lingua madre e altre lingue renderebbe motivati e trasparenti fenomeni e procedimenti semantici di altri sistemi di comunicazione, sia naturali che artificiali: dal fonosimbolismo, alla funzione delle flessioni o dell’ordine delle parole, a leggi fondamentali come quella della relativa stabilità dei suoni consonantici nel tempo e nello spazio rispetto all’instabilità dei suoni vocalici, del dinamismo e del cambiamento che interessano continuamente
tutte le forme di espressione verbale.Ingredienti preziosi di una comune formazione linguistica e metalinguistica dovrebbero essere nozioni operative sulla struttura profonda dell’organizzazione del
linguaggio e degli universali comunicativi, sulla natura e le funzioni del linguaggio, sull’analisi critica del discorso (Critical Discourse Analysis), l’esplorazione dell’iconicità, delle risorse e delle logiche comunicative di lingue franche, pidgins, internettese, emoticons, lingue artificiali, lingue dei segni, e di altre modalità di comunicazione suscettibili di estendere a tutti gli esseri umani la facoltà di esprimersi.Se, come raccomanda il Consiglio d’Europa, i cittadini europei “must be equipped for a multilingual and multicultural world”, una più profonda conoscenza delle
lingue nazionali e regionali, una consapevolezza delle affinità linguistiche e culturali, si rivela sempre più importante e sempre più attuale. La formazione al multilinguismo costituisce un eccellente antidoto alle tensioni create dal monolinguismo, all’idea che l’identità sia legata inestricabilmente con la lingua, mentre il pluralismo culturale è l’essenza della democrazia.
Una migliore informazione sulla comune eredità, sui legami culturali, religiosi, storici, che uniscono i popoli europei, e sulle caratteristiche che le lingue europee
condividono grazie alle loro comuni radici, può costituire il fertile suolo in cui far crescere un registro internazionale per ogni lingua. Un registro improntato ai principi generali di cooperazione che regolano l’uso del linguaggio come quelli formulati da Paul Grice (“Logic and Conversation”, 1975; Studies in the Way of Words, 1989), alle sue massime conversazionali e alle implicature ad esse associate, ai procedimenti di retorica interpersonale e testuale indicati da Geoffrey Leech
(Principles of Pragmatics, 1975) e segnatamente ai principi della generosità, del tatto, della modestia, della chiarezza e dell’espressività.
Tale registro internazionale dovrebbe essere caratterizzato da una grande attenzione alle abilità linguistiche dell’interlocutore, al suo livello di competenza comunicativa sul piano lessicale, morfosintattico e retorico (un dosaggio calibrato sull’interlocutore, ad esempio, del linguaggio figurato, delle metafore, dell’ironia); dovrebbe essere contrassegnato da una particolare attenzione all’importanza delle espressioni, dei gesti, della voce, del ritmo, dell’intonazione, come strumenti
comunicativi; procedure, in fondo, in qualche modo simili a quelle che usiamo quando “sintonizziamo” la nostra voce a un dittafono.
Ad esempio, un parlante inglese con una competenza linguistica e metalinguistica come quella auspicata, avvalendosi delle risorse lessicali della propria lingua, potrebbe usare parole ed espressioni di origine romanza parlando con un francese o con un rumeno (production, difference o discredit in luogo di output, gap o to dodown) e parole di origine germanica parlando con un tedesco o un olandese. Attraverso la componente germanica dell’inglese, potrebbe motivare e apprendere con maggiore facilità molte parole del tedesco (man / Mann. bed /Bett, to bring / bringen, to fall / fallen, ecc.) e analogamente, nella componente romanza, potrebbe
trovare preziosi elementi per comprendere e acquisire più agevolmente il portoghese o il rumeno. In pratica, il plain English (in cui la componente anglosassone è prevalente) verrebbe a costituire una riserva preziosa di termini e strutture da usare con i parlanti del ramo germanico, mentre l’inglese colto, formale e scientifico potrebbe costituire un prezioso ausilio nella comunicazione con altri popoli. In base alla consapevolezza delle abilità linguistiche dell’interlocutore, del tasso di
internazionalità delle strutture e delle specifiche possibilità di positive transfer tra le lingue, che è fondamento del registro internazionale, un parlante potrebbe fare
un uso misurato ed appropriato anche di espressioni idiomatiche, forme e costruzioni particolari o rare, che costituiscono il colore, le connotazioni e le sfumature del linguaggio.
Il registro per scopi internazionali (Register for International Purposes) di una lingua dovrebbe essere ricco di tratti universali, nonché di quegli elementi linguistici
che, grazie alla comune matrice indoeuropea, permeano e modellano molte delle lingue dell’Unione Europea e di quelle che entreranno a farne parte. La definizione
e lo studio di un registro internazionale per ogni lingua costituirebbe un prezioso stimolo per approfondire e migliorare la conoscenza della propria lingua madre, in una prospettiva comparatistica. Del resto, il fatto che molti studenti stentano a raggiungere un’elevata competenza nelle lingue straniere si deve proprio ad una riflessione e ad una conoscenza inadeguata della propria lingua, il cui approfondimento nella prospettiva indicata costituirebbe, inoltre, un modo razionale e fruttuoso non solo di difendere, ma anche di valorizzare – senza eroderne l’identità e la varietà – lingue e dialetti, arricchendoli della valenza di fattori importanti di formazione multilingue, di superamento delle tradizionali barriere linguistiche, e di interazione con nuovi sistemi di valori.
Tale bagaglio di competenze e procedimenti linguistici comuni potrebbe anche mitigare gli effetti conseguenti ad un’eventuale affermazione  di una lingua sulle altre, trovandoci di nuovo di fronte all’impoverimento culturale  e linguistico di cui siamo soggetti.  Ricostruire gli anelli di congiunzione tra il passato e il presente, ci consentirebbe di comprendere cambiamenti storici, economici e sociali che sono avvenuti sul nostro pianeta.  Forse è non voler far conoscere quanto di umano ci sia stato nel  passato? la lingua è un come un merletto, si costruisce momento dopo momento, maglia dopo maglia. Oggi l’avanzamento tecnologico potrebbe ulteriormente aiutare in questa competenza plurilingue, iniziamo ad avvalerci degli auricolari di riconoscimento plurilingue, del telefonino plurilingue, ciò potrebbe essere un vantaggio per la competenza cognitiva di un’altra cultura, e ritornare a riformulare una nuova babele, in cui non ci sono solo registri rappresentata dagli archi di uguale competenza, ma registri diversi e diversi stati di competenza linguistica . Non dobbiamo solo cercare la “purezza” ma la condivisione di un patrimonio culturale della lingua e trovare punti di incontro ed arginare i punti di divisione  e di frizione tra  le lingue.  Non si può ancora pensare alla purezza della lingua, quando ogni giorno ci troviamo con  molteplici culture presenti sui nostri territori, sarebbe anacronistico pensare al tempo dell’I-phone a utilizzare un gettone per telefonare non consideriamo il presente.Il futuro è ora, si recita da qualche anno in maniera quasi, ossessiva, ma il presente quando sarà?  Infatti – e ciò ovviamente vale per tutte le altre lingue – un registro internazionale dell’inglese da un lato richiederebbe ai native speakers di adeguare, a vantaggio sia della loro competenze sia della performance, la loro cultura linguistica ai requisiti insiti nel principio di cooperazione e nelle sue riformulazioni e riconcettualizzazioni; dall’altro, trattandosi di un registro specifico e funzionale, in un certo senso aggiuntivo, non verrebbe a incidere sulla natura e la struttura dei registri tradizionali e non intaccherebbe la “purezza” dell’inglese, che, come le altre lingue, ha diritto di preservare le sue caratteristiche originarie, di essere apprezzata come tale e di evolversi secondo le esigenze comunicative e creative dei suoi parlanti. Il lavoro e lo sforzo che in questi anni sta portando avanti la nobile iniziativa di Termcoord e di altre associazioni  come Hermes CSE, le riviste Accenti per la comunità italofona del Canata  e Fuori Campo che presto presenterà  un numero speciale sulla migrazione, di popoli, culture e le loro contaminazioni cercando di valorizzare, non solo la standardizzazione intesa come impoverimento dei concetti, ma volendo essere proprio l’opposto capire i concetti in profondità e renderli maggiormente comprensibili a tutti a secondo delle proprie esigenze e delle proprie competenze. Una delle strategie potrebbe essere l’utilizzazione  delle unità terminologiche, così come suggerisce Maria T. Cabrè, questo ci consentirebbe di capire il nostro punto di partenza e ampliare il campo semantico, attraverso l’utilizzo di prefissi e confissi oppure componeno la parola con l’utilizzazione di più unità terminologiche.  l’aspetto della ricerca è ampio ed ha bisogno di condivisione del pensiero . La lingua non esiste se non c’è l’idea di unità di nazione, e questo deve essere il nostro obiettivo, creare un’Europa unita e ritrovare le radici eurolinguistiche del passato, per riprendere un presente e passarlo al futuro

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Informazioni su euroterminologia

Manuela Cipri at present works as a researcher in the Department of Languages for Public Policies, Faculty of Political Science, Sapienza University of Rome, Chairwoman from the Scientific and Technical Committee in Hermes -CSE -- European's Researchers of linguistics field -- Board of NiKolaos Route (La via Nicolaiana, responsabile Monia Franceschini)- i cammini d'Europa Biographical outline: After graduating in Political Science,and pianoforte, Ms. Cipri attended a Masters course in Linguistic-cultural Mediation, an advanced training course in Specialised Translation and a Masters course in Geopolitics at the Sapienza University of Rome. From 2004 to 2006 she was a research assistant in English in the Department of Languages for Public Policies and carried out research activities in Canada, at Geonames in Ottawa, and participated in various conferences all over the world. She is a member of several research groups in Italy and abroad, such as the REI, the Italian Network for Institutional Excellence. She is on the board of directive Hermes - CSE Euroterminology, Nicolaiana Rout with Proff. Paul Arthur and Romeo Ciminello. She on the board and member of several Academic magazine such as "Fuori Luogo- Sociologia del Territorio, Turismo, Tecnologia" editor Fabio Corbisiero, publisher PM, and "Confini sociologici" Academic book FrancoAngeli "Confini sociologici" editor Prof. P. De Nardis Formafluens, Eurolinguistics-South Association. She is a member of the Italian Geographical Society and the Italian Association for Canadian Studies. Since 1999 she has written articles on place-names for the magazine International Tourism. She has interviewed various important figures from the world of politics and culture, including President George W. Bush, actor George Clooney, director Francis Ford Coppola, Nobel prize-winner for Literature Wole Soyinka and the Irish writer Jennifer Johnston Main publications: Cipri M. Processi Di Formazione Di Parole Nella Toponomastica Inglese, Guaraldieditore (2004) Second Edition 2007. Cipri M. (2004), L. Kovac: oltre le utopie razionalismo evoluzionista e noocrazia, in v.a. ‘Biologia moderna e visioni dell'umanita', Rome University "La Sapienza"(2004). Cipri M. (2004), Helga Nowotny:sulla difficile relazione tra le scienze della vita e le attivita' umane, in v.a. ‘Biologia moderna e visioni dell'umanita', Rome University “La Sapienza” (Premio Libro Europeo "Aldo Manuzio"2004). Cipri M. Approccio interculturale alla toponomastica inglese (2014) Cipri M. et al. , Text tools and trends(2013) Cipri M., Donna, domina in Sofonisba Anguissola's picture (2016) Cipri M. , Political communication in Italy – The fact checking on Matteo Renzi and Matteo Salvini (2014-2016) Cipri M. Network society : case of study – David Cameron and BREXIT (2016) Editor blog: euroterminologia.altervista.org CEO : ToESP/ ToELSP Test of English for specific purposes/ and Test of English for linguistics and specific purposes (TOESP è un esame di lingua inglese specialistica che permette di conseguire la Certificazione Europea nei livelli B1 e B2, for terminological knowledge on the scientific skills (medical language, economics language, and Legal language) Label Europeo 2009. CEO : Hermes - Centro Studi Europeo on Eurolinguistics and Euroterminology and collaboration with Termcoord EU (2016)

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