Identità, linguaggio e scrittori dell’interculturalità

autore: Dagmar Winkler (Università di Padova)

I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.

Ludwig Wittgenstein1

A dire il vero con la lingua si può fare praticamente tutto – anche costruire un aeroplano e volare via – ma i sogni rimarranno sempre legati alla lingua d’origine.

Oswald Wiener2

Ereditare stelle, colorare stelle. Il mio arrivo nelle parole.

Marica Bodrožić3

Riflessioni su lingua e linguaggio nei paesi di lingua tedesca nel XX secolo, in modo particolare in Austria, erano spesso al centro dei pensieri di filosofi e scrittori e percorrono come un leitmotiv trattati filosofici, saggi e opere letterarie. All’inizio del secolo, nel cosiddetto ‘fin de siécle’ si notava molto scetticismo sulle possibilità di riuscire a esprimere ciò che realmente si desidera, un esempio è la Lettera a Lord Chandos di Hugo von Hofmannsthal4, per poi arrivare al più importante filosofo della lingua, Ludwig Wittgenstein, che pubblicò nel 1918 il suo Tractatus logico-philosophicus.

Dopo il triste e crudele evento del Nazionalsocialismo non è più lo scetticismo a muovere gli animi di intellettuali e scrittori, ma la ferma volontà di distruggere il linguaggio propagandistico di quel dodicennio nero e di ricostruire un nuovo modo di guardare la lingua, di vivisezionarla per ricomporla, di sperimentare con essa per vederne le possibilità e i limiti. Si formarono gruppi nell’area di lingua tedesca che sperimentavano con la lingua5; un esempio molto noto di questo filone è la poesia audio-visiva o poesia concreta, dove si gioca con effetti ottici, visivi e la loro interazione auditiva e spesso anche semantica. Ancora oggi ci sono molti autori che nelle loro opere inseriscono giochi di parole e sperimentano con parole e frasi. A loro si è aggiunto un altro gruppo, gli scrittori dell’interculturalità, creando nuovi fenomeni che riguardano lingua e linguaggio. Molti di questi autori sono arrivati negli anni cinquanta e sessanta nei paesi di lingua tedesca e hanno contribuito come ‘lavoratori stranieri’ al boom economico6; molti invece di ritornare sono rimasti, qualcuno ha iniziato a studiare, ha cominciato a scrivere e a pubblicare in lingua tedesca e hanno costituito dei gruppi7; altri, raggiunto un certo benessere economico, hanno chiamato i familiari che sono arrivati con figli piccoli o adolescenti che poi sono cresciuti nel nuovo paese. Alcuni di loro, diventati grandi, hanno cominciato a scrivere nella nuova lingua.

Nelle opere degli scrittori dell’interculturalità si nota un atteggiamento molto analitico nei confronti della lingua, usano la lingua in modo meticoloso, e spesso inseriscono termini della loro madrelingua nel testo, e talvolta tentano la traduzione insieme a spiegazioni di usanze e tradizioni; spesso però questi termini non vengono tradotti e rimangono incomprensibili per il lettore se non cerca di documentarsi a sua volta. In questo modo si tenta di scuotere il lettore, di stimolare la sua curiosità, di metterlo di fronte a cose nuove e diverse dal suo mondo.

Un altro fenomeno che emerge dalle opere degli scrittori interculturali è che analizzano, vivisezionano termini specifici della loro nuova lingua e fanno spesso comparazioni con la madre lingua, come fa Marica Bodrožić, una scrittrice di origine croata che è arrivata all’età di nove anni in Germania, dove fino a oggi ha pubblicato alcune raccolte di racconti, un libro di poesia e un romanzo, oltre a essere impegnata come traduttrice. Nel suo libro Ereditare stelle. Colorare stelle. Il mio arrivo nelle parole, l’autrice riflette su lingua e linguaggio e come già espresso nel titolo, afferma che imparando una nuova lingua si associano nuovi connotati, nuove esperienze e sensazioni a parole che nella madre lingua sono già state memorizzate e ben radicate nel proprio Io; le parole in questo modo si colorano di sfaccettature e sfumature in ambedue le lingue o con altre lingue apprese, vengono vissute in contesti nuovi e diversi, ma si mescolano e interagiscono consciamente e inconsciamente con tutto quello che è già ben radicato da prima. Questo a conferma che una lingua è sempre strettamente collegata anche a un contesto culturale oltre a quello emotivo e di esperienze personali.

Come esempio si fanno presente alcune delle riflessioni di Bodrožić, quando analizza parole della lingua nuova e le paragona poi a quelle della sua lingua d’origine, mettendo in evidenza angolazioni originali. Le parole vengono attentamente esaminate per quanto riguarda la loro forma ottica, la loro rappresentazione grafica – fenomeno che caratterizza molti degli scrittori interculturali, soprattutto coloro che nella loro lingua scrivono in modo diverso dalla scrittura occidentale – ma prima ancora di approfondire il loro valore semantico, la scrittrice va alla ricerca di parole che assomigliano come immagine ottica e grafica (Schriftbild) alla parola presa in esame e una volta trovate, solo dopo approfondisce il valore semantico della parola di partenza e di quello o quelle trovate con delle somiglianze. La parola tedesca Engel / ENGEL che significa angelo in italiano, è per l’autrice di particolare interesse, è una parola legata all’infanzia, a culture religiose, una parola per lei, per la sua identità, significativa. Osservando dunque la parola, Bodrožić afferma che se alla parola Engel toglie l’ultima lettera, la l/L, dipende se scritta normalmente o in stampatello – da non dimenticare che le lettere iniziali di sostantivi o verbi e aggettivi sostantivati nella lingua tedesca si scrivono con la lettera maiuscola – la parola diventa Enge / ENGE che significa spazio ristretto, anche spazio angusto: “Solo nella lingua tedesca“ aggiunge l’autrice “sarà possibile che la parola angelo possa, levando solo l’ultima lettera, assumere il significato di spazio ristretto, angusto“; ma “per fortuna”, continua Bodrožić, la “lettera l/L è la lettera con la quale inizia la parola Liebe“ che significa amore, e “attaccando questa lettera allo spazio ristretto e angusto, questo spazio si può estendere attraverso la lettera dell’amore“, estendere “negli spazi vitali dell’immaginazione“, perché “a dire il vero anche lo spazio angusto, ristretto fa parte dell’essere umano, fa parte di tutti noi”; questo spazio angusto però viene “delineato e protetto dalla lettera L Liebe, la lettera dell’amore“ che permette nella sua estensione di dare allo spazio angusto e ristretto, alla Enge, il significato di Engel, di angelo che evoca nell’essere umano secondo Bodrožić l’infanzia, protezione, positività, radici, calore e amore. Lo spazio ristretto e angusto nella sua estensione non viene solo “protetto dalla lettera l/L“, ma viene anche “illuminato dall’alto“, estendendosi la lettera l/L, sia essa minuscola o maiuscola, come forma in alto, ma passa “dalla sua forma verticale all’orizzontale per dare anche alla terra un qualche cosa che l’aspetta“, come per esempio “canti dal profondo del cuore, canti che in linea diretta corrono alla terra fertile, sulla quale gli esseri umani costruiscono le loro case, i loro sogni, ma anche i loro dolori e ferite“8.

Queste riflessioni portano l’autrice ad ampliare lo spettro ottico-semantico per andare alla ricerca di altre parole che possano iniziare con la lettera l/L ed essere in qualche modo collegabili ai significati di amore e angelo, alla positività e non alla ristrettezza e al concetto di angusto. Così Bodrožić elenca oltre alla parola

Liebe amore

anche le parole:

Licht luce

Lied canto

Linie linea, per indicare che la lettera L è composta di due linee, una

verticale, una orizzontale

Land terra

Licht-

inneres metafora di cuore, per il calore del cuore

Procedimenti analitici-combinatori simili all’esempio riportato sono diffusi negli scrittori interculturali che spesso inseriscono nelle loro opere anche diversi registri della nuova lingua, forme di lingua parlata in zone diverse. Franco Biondi per esempio, un italiano arrivato già adulto in Germania come lavoratore straniero che poi ha esordito come scrittore con opere in lingua tedesca, perciò nella lingua nuova, inserisce in alcuni dei suoi racconti il modo di parlare la lingua tedesca degli stranieri, che spesso non coniugano i verbi e li lasciano all’infinito e non posizionano le parole nella corretta sequenza9, oltre alla pronuncia che differisce molto da quella originale. Questo tipo di linguaggio è stato definito “Kanakensprache”, perchè gli stranieri, soprattutto i turchi, vengono nel gergo chiamati dai tedeschi “Kanaken”, perciò a quel tedesco storpiato che parlano è stata attribuita quella definizione.

Una scrittrice turca, Emine Sevgi Özdamar10, ha scritto dei drammi che in Germania hanno creato molto scalpore, perché dei personaggi hanno nomi volgari come porco. Questo a sottolineare e far comprendere che origini diverse sono innegabilmente anche testimonianza di culture e identità diverse. Ogni cultura ha nel suo linguaggio parole volgari che già ai bambini si raccomanda di non dire e queste raccomandazioni si radicano nella memoria, fanno parte dello sviluppo dell’identità. Sentire e pronunciare invece parole volgari in una lingua nuova non crea lo stesso effetto di pudore, di sconforto, di fastidio, di voglia di provocazione, anzi, si riesce a pronunciarle con disinvoltura, maggiormente se il suono è melodioso e accattivante, e anche sapendo bene il significato non crea nell’individuo lo stesso effetto della parola con lo stesso significato nella madre lingua.

Gli scrittori interculturali approfondiscono fenomeni culturali ed effetti linguistici della nuova lingua, e tentano di paragonare non solo il valore semantico di parole e concetti tra la madre lingua e quella nuova, ma anche la forma ottica di parole tra le due lingue, cercando addirittura delle spiegazioni che possano riguardare le differenze.

Bodrožić a tal proposito, dopo aver osservato fin nei minimi dettagli una parola nella lingua nuova, nella “seconda madre lingua” come lei stessa la definisce, la già citata parola Liebe, amore, la paragona con l’equivalente parola nella sua “prima madre lingua”, il croato. Non a caso sceglie questa parola piena di significati, perché si può ben comprendere, Bodrožić fa solo da esempio per tutti coloro che per un qualsiasi motivo lasciano il loro paese, sentiranno, forse per sempre, la mancanza di quel calore, quell’amore che è legato al luogo di origine, alla famiglia, all’infanzia. L’autrice nella sua comparazione tra la parola Liebe in lingua tedesca e la parola ljubav, l’equivalente in croato, scopre che ambedue iniziano con la lettera l/L. Molto interessanti sono le riflessioni che fa nel paragonare l’aspetto ottico delle due parole e che vuole vedere nella parola della “prima madre lingua” un qualche cosa di più profondo che nella “seconda”. Bodrožić sostiene che secondo “l’immagine che danno le singole lettere“, la consonante l “indica già la lettera seguente, tende con la sua forma verso quella lettera che in tedesco è solamente una i, ma nella sua “prima madre lingua” è una j; osservando bene la parola, secondo l’autrice, è proprio quella “j” che con il suo effetto ottico cattura immediatamente l’attenzione e dà alla parola stessa “un’immagine particolare”. La differenza con la lingua tedesca sta proprio in quella lettera j che segue alla l, perchè la lettera l coglie sì per la sua forma, tendente all’alto, la luce da sopra per trasmetterla alla terra che di conseguenza può diventare fertile, ma la lettera “j penetra la terra e vive in gran parte in essa; vive là dove le radici delle piante e degli alberi sono vicini ai baci e dove discutono e concordano il futuro dei loro colori“ vive perciò là dove si trovano le origini. Questa lettera si potrebbe paragonare al “mestolo per le zuppe“ che a forza di essere usato – nella lingua tedesca, croata, turca e anche nella lingua araba, esiste un verbo specifico che indica il movimento per prendere la zuppa dalla zuppiera, verbo che viene usato poi anche in senso metaforico – a forza di entrare e scavare per portare fuori il cibo, elemento fondamentale per la sopravvivenza – “può colorarsi di connotati sempre nuovi.“ Per questo motivo “l’amore e le cose nuove“ sembrano all’autrice “un tutt’uno“, un qualche cosa di strettamente intrecciato l’un l’altro e per questo motivo “ambedue, l’amore e il nuovo possono talvolta far soffrire, anche molto, nella prima, nella seconda lingua che riesce a far comprendere meglio se stessi e a insegnare molte cose in un gioco interattivo, e questo vale anche per tutte le altre lingue vive“11.

Le riflessioni di Bodrožić indicano molto bene cosa significano concetti come “identità“, “lingua e linguaggio“ non solo per scrittori e scrittori interculturali, ma per ogni singolo essere umano. Le sue parole fanno anche comprendere quanto significativa e importante diventa la ricerca della propria identità che è legata sempre alla lingua, all’infanzia, alle origini. Molto interessante scientificamente diventa il procedimento di Bodrožić – e di altri scrittori dell’interculturalità – di analisi e comparazione tra le prime, le seconde e tutte le altre lingue vive che possono “raccontare l’un l’altra molte cose”. Già prima del 2007 si è parlato del ‘code-switching’ in riferimento all’apprendimento di lingue nuove, ma è proprio nel 2007 che un’equipe di neuroscienziati ha potuto constatare che la madre lingua e tutte le altre lingue che si apprendono formano nel cervello delle specifiche risonanze a se stanti12, ognuna ancorata a connotazioni di esperienze, situazioni, emozioni diverse, vissute in momenti differenti, ma una lingua, la madre lingua, definita anche come “madre di tutte le lingue“13, è e dovrebbe essere la più ancorata. Consciamente, ma anche inconsciamente avviene nel cervello un ‘code-switching’ con la madre lingua e/o altre lingue di apprendimento, ma anche tra registri e dialetti diversi della madre lingua; può essere una forma ottica, una somiglianza fonetica a causare automaticamente lo ‘switching’ con una delle risonanze nel cervello. Il ‘code-switching’ è, come si può ben comprendere, utilissimo per l’apprendimento delle lingue, ma anche per memorizzare e approfondire meglio la madre lingua; per questo motivo il ‘code-switching’ dovrebbe essere esercitato spesso all’inizio dell’apprendimento di una lingua e non dovrebbe essere vissuto con senso di colpa il fare riferimento alla madre lingua e/o altre lingue, perché il procedimento dello ‘switching’ aiuta non solo a innescare e accelerare il processo di riuscire a pensare nella lingua di apprendimento14, ma stimola e intensifica notevolmente le capacità cognitive e inferenziali.

L‘importanza della scoperta dell’equipe dell’Università San Raffaele di Milano sta anche nel fatto che ha permesso di scoprire che il ‘code-switching’ tra le varie risonanze innesca la creazione di strutture neuronali nuove, permette dunque al cervello umano di rigenerarsi. A questo proposito sono in atto anche varie ricerche per evitare attraverso il ‘brain training’ malattie o fermare il loro procedere15.

Bodrožić, come molti altri scrittori dell’interculturalità, tenta a modo suo di descrivere e analizzare il procedimento del ‘code-switching’ e sottolinea non solo l’importanza di ampliare “i limiti del proprio linguaggio“, come afferma Wittgenstein, ma desidera ampliare “il proprio mondo” attraverso l’apprendimento di lingue nuove per aprire i propri orizzonti e arricchire la personalità e consolidare la propria identità. Dei concetti non chiari nella madre lingua non potranno mai essere compresi fino in fondo in altre lingue e approfondire la madre lingua porta inevitabilmente anche ad approfondire le proprie origini, a prendere sempre più conoscenza della propria identità e di conseguenza anche dell’identità altrui, fattore molto importante e fondamentale nell’era della globalizzazione.

Attraverso le opere degli scrittori dell’interculturalità ci si rende ben conto della loro necessità e del loro desiderio di conoscere fino in fondo la nuova cultura, le tradizioni, la storia e che tutto questo è inscindibilmente intrecciato alla lingua che stanno apprendendo. Si comprende altresì che più si riesce ad aprirsi a culture, tradizioni e lingue nuove, più si approfondisce la madre lingua e la propria identità in un processo di continua evoluzione.

Le parole di Marica Bodrožić mettono in evidenza anche un altro fenomeno e cioè che attraverso il ‘code-switching’ si possono approfondire aspetti linguistici e collegati a essi anche grammaticali, morfo-sintattici delle lingue e questo dovrebbe portare a non vedere la grammatica come elemento a se stante – come viene trattato in quasi tutti i libri in circolazione per l’apprendimento delle lingue straniere16 – ma come un qualche cosa di fondamentale e necessario per la comunicazione verbale. Una lingua non è fatta solo di parole che si allineano una all’altra, ma è fatta di parole collegate attraverso strutture e regole logiche, attraverso l’individuazione del soggetto e vari complementi e preposizioni che cambiano il significato della frase. Differenze e similitudini di varie categorie grammaticali danno indicazioni sul modo di pensare di un popolo ed è proprio per questo motivo che la grammatica non andrebbe sempre fatta studiare come un qualche cosa di necessario e noioso per apprendere una lingua nuova. Interessante è a tal proposito constatare che Bodrožić e gli altri scrittori dell’interculturalità non si soffermano sulla grammatica, non riflettono su difficoltà grammaticali, non parlano di avere studiato noiosamente declinazioni e coniugazioni, ma vivono la grammatica nel suo insieme, strettamente collegata a lingua e linguaggio, come dev’essere, perché le parole, i concetti non possono allinearsi senza una struttura che dà loro il nesso, che connette l’un l’altro.

Alcuni di questi scrittori come il già citato Biondi, inseriscono volutamente nelle loro opere la ‘Kanakensprache’, il linguaggio di coloro che non vivono la grammatica come un tutt’uno con la lingua e la cultura. Da un’analisi di sei libri di testo, quelli più usati in Italia per l’apprendimento della lingua tedesca, è purtroppo risultato che la grammatica ancora oggi viene insegnata in modo progressivo e trattata alla fine delle singole unità didattiche, come un qualche cosa di inevitabile che si deve affrontare a tutti i costi; di conseguenza anche i testi di lettura che vengono proposti nei libri di testo per l’apprendimento della lingua sono per lo più testi adattati e raramente autentici. La grammatica invece è un insieme che, memorizzata con testi interessanti e motivanti, deve essere scoperta dall’apprendente con curiosità, con la voglia e il desiderio di approfondirla, nella piena consapevolezza che solo in questo modo si potranno comunicare in futuro enunciati corretti17. Solo se si è riusciti a comprendere fino in fondo le strutture grammaticali della propria madre lingua e sapendo individuare le somiglianze e le differenze con le lingue di apprendimento, si potrà comprendere in modo approfondito non solo la propria cultura e consolidare la propria identità, ma anche quella degli altri e di altri popoli. La grammatica inoltre è correlata all’estetica, fenomeno importante nella società contemporanea, perché una frase composta correttamente non disturba l’effetto ottico se scritta o l’effetto uditivo, quando viene ascoltata18. La grammatica inoltre è abbinata alla creatività, perché ogni volta che si compone una frase si è creativi; un’approfondita conoscenza della grammatica permette anche di posizionare le parole nella corretta sequenza o di saper mettere in evidenza le parole per una migliore comunicazione o di saper introdurre il rema in modo adeguato per aumentare l’attenzione del lettore/ascoltatore, ottenendo così non solo specifici effetti estetici, ma anche la sicurezza di una corretta comunicazione da parte di chi comunica a chi viene indirizzato il messaggio, sia esso scritto od orale, evitando il più possibile malintesi.

Il ‘code-switching’ permette una conoscenza grammaticale più approfondita, la comparazione tra frasi, parole e singole lettere come mostrava l’esempio di Bodrožić, permette di approfondire insieme alla madre lingua anche le lingue di apprendimento e innescare in questo modo il processo di pensare nella lingua straniera; non è possibile, come già accennato, ciò che certe metodologie didattiche proponevano, di pensare subito solo nella lingua nuova di apprendimento, eliminando i riferimenti alla madre lingua. Oltre a stimolare le capacità cognitive e inferenziali, il ‘code-switching’ accelera il processo di apprendimento e dà senza dubbio nuova conoscenza di enunciati e non solo di singole parole, ma anche di singole lettere, dà nuove connotazioni che „daranno colore e vita“ a concetti della nuova lingua (Bodrožić: 140-142).

Apprendere una lingua nuova significa per Bodrožić, dal suo punto di vista di scrittrice, l’innescarsi di un processo di “polverizzazione del proprio nome in tante singole lettere“ che “si gonfiano e fermentano”, mentre nel sottofondo “risuonano sempre le parole della madre lingua” fino a diventare un nuovo “pianeta“ che dev’essere riconquistato e ricomposto con la “polvere di lettere“, dando in questo modo il via libera alla creatività, a un approccio pluridimensionale a lingua e linguaggio, a culture e tradizioni diverse, a una nuova presa di coscienza del proprio Io19.

Che lingua e linguaggio siano strettamente legati alla creatività e che nel sottofondo risuoni sempre la musica della madre lingua lo esprime anche Oswald Wiener con le sue parole citate all’inizio. Wiener, appartenente al Gruppo di Vienna che negli anni cinquanta e inizio anni sessanta sperimentava con la lingua, vuole con le sue parole mettere in evidenza che sì la lingua è creatività, permette infinite possibilità di sperimentazione e di gioco, ma perché avvenga comunicazione è soggetta a limiti, limiti dettati dalle singole lingue e che per comprenderle bisogna esserne a conoscenza di parole e regole grammaticali. Quando Wiener parla dei limiti della lingua, esprime implicitamente anche il fatto che ogni lingua è un insieme inscindibile tra le singole parole e la grammatica, l’unico elemento che lega le parole e permette di dare validi significati alle frasi. Come Bodrožić anche Wiener afferma che il sottofondo, la base, il nocciolo di ogni essere umano è sempre racchiuso in ciò che è la sua madre lingua, la sua origine.

Concludendo si vuole porre l’attenzione al fatto che il gran numero di lingue esistenti oggi nel mondo ne rende impossibile la conoscenza di tutte, poiché ogni lingua è legata anche alla sua cultura, a tradizioni e identità, data la molteplicità e le infinite sfaccettature che compongono il mondo globalizzato. Ci vuole molta comprensione, apertura di mente e di cuore per rinsaldare la propria identità, senza perdersi nelle giungle delle diversità. Inoltre si vuole sottolineare che apprendere una lingua oggi non significa studiarsi elenchi di vocaboli e regole di grammatica, ma significa leggere e ascoltare la lingua, navigare in internet, chattare con appartenenti alla lingua che si vuole apprendere, usare le possibilità come sms, email, facebook, twitter ecc, ma significa anche porre attenzione e curiosità alla grammatica, non vedendola come un qualche cosa di scisso dalla lingua, ma come elemento fondamentale che dà al linguaggio di ciascuno, ai vari registri che ognuno usa, la consapevolezza di comunicare in modo corretto con quel tocco di raffinatezza e classe, quel tocco estetico che dovrebbe far parte di ognuno, della sua personalità, della sua identità che è legata anche all’immagine comportamentale e linguistica di ogni individuo.

Una lingua viva è sempre un qualche cosa di estremamente reale, concreto, tangibile e allo stesso momento mostra anche numerose sfumature e ogni individuo dovrebbe sentirsi in un certo senso “attirato dalle lingue come da una calamita”, perché lingua, sia la madre lingua che le altre, significa sempre un pianeta nuovo e infinito da esplorare, significa “un insieme di movimenti, di suoni, di odori, di gesti della testa e del corpo, di attimi, di colori di occhi, di bocche, di guance colorate”, di identità, culture, storia e tradizioni e “il tutto si unisce in un insieme di risonanze”20 che vanno coltivate, ampliate, curate e approfondite in una continua evoluzione di identità.

Bibliografia

Letteratura primaria

Biondi, Franco(1985), Passavantis Rückkehr. Erzählungen, München: Deutscher Taschenbuch Verlag.

Biondi, F.; Naoum, Jusuf; Schami, Rafik; Tafiq, Suleman (1981), Zwischen Fabrk und Bahnhof. Prosa, Lyrik und Grafiken aus dem Gastarbeiteralltag. Anthologie, Bremen: Südwind Gastarbeiterdeutsch CON Verlag.

Bodrožić, Marica (2007), Sterne erben, Sterne färben. Meine Ankunft in Wörtern, Frankfurt am Main: edition suhrkamp.

Hofmmansthal, Hugo von (1974), Lettera di Lord Chandos (a Francis Bacon), introduzione di Claudio Magris, traduzione di Marga Vidusso Feriani, Milano: Rizzoli.

Özdamar, Emine Svegi(1982), Karagöz in Alemania, Drama, Frankfurt am Main: Verlag der Autoren.

Özdamar E.S. (1991), Kelogan in Alemania, die Versöhnung von Schwein und Lamm, Theaterstück, Frankfurt am Main: Verlag der Autoren.

Rühm, Gerhard (1967), Die Wiener Gruppe, Reinbek bei Hamburg: Rowohlt.

Wittgenstein, Ludwig (1998), Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, traduzione di Amedeo G.Conte, Torino: Einaudi.

Wiener, Oswald (1969), die verbesserung von mitteleuropa. roman, Reinbek bei Hamburg: Rowohlt.

Letteratura secondaria

Abutalebi, Jubin; Brambati, Simona M.; Annoni, Jean-Marie; Moro, Andrea; Cappa, Stefano F.; Peran, Daniela (2007), The Neural Cost of the Auditory Perception of Language Switches: An Event-Related Functional Magnetic Resonance Imaging Study in “Bilinguals. The Journal of Neuroscience” 27/50, 13762-13769.

Bolla, Elisabetta / Drumbl, Hans (2009), Sprachen, Kulturen, Grenzen. Teilhabe an der Sprachgemeinschaft: ein Schlüssel zur Zweitsprache, Meran: Alpha&Beta.

Butzkamm, Wolfgang (2002), Psycholinguistik des Fremdsprachenunterrichts. Von der Muttersprache zur Fremdsprache, Tübingen: Francke.

Butzkamm, W. (1999), Über die planvolle Mitbenutzung der Muttersprache im Sachunterricht, in R.Métrich et alii (1999) (a cura di), Des Racines e des Ailes. Théeories, Modèles, Expériences en Linguistique et Didactique, Nancy: Association des Nouveaux Cahiers d’Allemand.

Butzkamm, W. (1998), Code-switching in a Bilingual History Lesson: the Mother Tongue as a Conversational Lubrificant, in “International Journal of Bilingual Education and bilingualism”, 1 (2): 81-99.

Drumbl (2002), Das Sprachen-Portal. Inferenz und Spracherwerb in mehrsprachiger Lernumgebung, Meran: Alpha&Beta Verlag.

Hornung, Antonie (2009), Probleme fremdsprachiger Schreibpraxis im Fokus neuerer Spracherwerbsforschung, in “GFL-journal, German as a foreign language”, No.2-3, 2009: 128-147.

Winkler, Dagmar (2011), Valenz und ästhetische Funktion der Verben in verschiedenen Texten, in “BAIG“, n.4, 2011.

Winkler, D. (2010), Pluridimensionale Kreativität und Interpretation von Text und Sprache, in Wissen, Kreativität und Transformationen von Gesellschaften KCTOS (Knowledge, Creativity and Transformations of Societies), “TRANS Internet-Zeitschrift für Kulturwissenschaften“, 17. Nr. Sektion 5.5, Januar 2010.

Winkler D. (2008), Marica Bodrožić schreibt an die “Herzmitte der gelben aller Farben”, in Die Osterweiterung der deutschsprachigen Literatur. Porträts einer neuen europäischen Generation, a cura di Michaela Bürger-Koftis, Wien: Präsens, 107-119.

Winkler D. (1996), Die neo-kybernetische Literatur, Amsterdam/Atlanta: Rodpi.

Sitografia

http://www.Inst. at/trans

http://aig.humnet.aig/baig 4/index.unipi.it/rivista.

http://www.Inst. at/trans/17Nr/5-5 /5-5

www.Alzheimermontreal.ca

www.neurolabor.de

de.pluspedia.org

www.jiggle.de/vb/plauderecke-ue

www.jneurosci.org

www.daf-doz.uni-hannover.de

1 Ludwig Wittgenstein (1998), Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, traduzione di Amedeo G.Conte (“Die Grenzen meiner Sprache bedeuten die Grenzen meiner Welt”), Torino: Einaudi. (l’opera originaria è del 1918).

2 Oswald Wiener (1969), die verbesserung von mitteleuropa. roman, Reinbek bei Hamburg: Rowohlt Verlag (pubblicato a puntate a partire dal 1966 nella rivista letteraria “manuskripte”, a cura di Alfred Kolleritsch, Graz, Forum Stadtpark).

3 È il titolo di un libro, non ancora tradotto in lingua italiana di questa scrittrice di origine croata che pubblica in lingua tedesca; il titolo originale è Marica Bodrožić (2007), Sterne erben, Sterne färben. Meine Ankunft in Wörtern, Frankfurt am Main: edition suhrkamp; per quanto riguarda Bodrožić si veda anche Dagmar Winkler (2010), Pluridimensionale Kreativität und Interpretation von Text und Sprache, in “TRANS Internet-Zeitschrift für Kulturwissenschaften“, 17. Nr. Sektion 5.5, Januar 2010 e D.Winkler (2008), Marica Bodrožić schreibt an die “Herzmitte der gelben aller Farben”, in Die Osterweiterung der deutschsprachigen Literatur. Porträts einer neuen europäischen Generation, a cura di Michaela Bürger-Koftis, Wien: Präsens, 107-119.

4 Hugo von Hofmmansthal (1974), Lettera di Lord Chandos (a Francis Bacon), introduzione di Claudio Magris, traduzione di Marga Vidusso Feriani, Milano: Rizzoli (l’opera originaria è del 1901).

5 Nel 1946 venne fondato a Vienna “l’art-club” da giovani pittori di arte moderna, scrittori e musicisti e nel 1951 solo per la letteratura si riunì la “Wiener Gruppe”, il Gruppo di Vienna, con cinque membri: Friedrich Achleitner, Hans Carl Artmann, Konrad Bayer, Gerhard Rühm, Oswald Wiener. Questo gruppo fu in contatto anche con piccoli gruppi in Germania e in Svizzera e molti autori fino a oggi vennero influenzati dalle loro sperimentazioni linguistiche, soprattutto i cosiddetti continuatori del Gruppo di Vienna, come Reinhard Prießnitz, Elfriede Gerstl, Elfriede Czurda, Peter Waterhouse e molti altri). Molti altri scrittori del dopo ’45 fino a oggi hanno tratto una sintesi tra sperimentazione e scrittura tradizionale (si veda anche D.Winkler (1996), Die neo-kybernetische Literatur, Amsterdam/Atlanta: Rodpi).

6All’inizio questi lavoratori non venivano chiamati ‘lavoratori stranieri’ come oggi, ma lavoratori con funzione di ospiti (Gastarbeiter), perché si pensava che finito il loro incarico, sarebbero tornati in patria, ma il più delle volte questo non si è realizzato e spesso hanno chiamato e portato nel nuovo paese i familiari.

7 Nel 1980 alcuni scrittori dell’interculturalità come Franco Biondi, Jusuf Naoum, Rafik Schami, Suleman Taufiq, Habib Bektas e Gino Chiellino costituirono un Gruppo per pubblicare le loro opere nella collana “Südwind Gastarbeiterdeutsch” presso la casa editrice CON di Brema e alcuni di loro formarono un altro gruppo dal nome “PoLiKunst”, (Associazione d’arte e di letteratura polinazionale), dove vennero accolti pittori d’arte moderna e scrittori.

8 “Nur im Deutschen läßt es sich denken, daß Engel auch etwas mit Enge zu tun haben müssen, einer Enge die sich die sich aber in den Buchstaben der Liebe ausdehnt, in die Lebensflure der Imagination und daß diese Enge zum Menschsein dazugehört, ergänzt und beschirmt vom Buchstaben L, dem sich das Licht von oben her zuspricht, sich aus dem Senkrechten in die Waagrechte legend, um der Erde etwas ihr Zugehöriges zu bringen. Lieder aus dem Lichtinneren, Lieder, die in einer direkten Linie zu dem fruchtbaren Land eilen, auf dem die Menschen ihre Häuser, Träume und Schmerzen bauen“ (Sterne erben. Sterne färben: 14). L’autrice usa ancora la scrittura della lingua tedesca di prima della riforma, andata in vigore nel luglio del 2005.

9 Franco Biondi (1985), Passavantis Rückkehr. Erzählungen, München: Deutscher Taschenbuch Verlag.

10 Si veda Emine Svegi Özdamar (1982), Karagöz in Alemania, Drama, Frankfurt am Main: Verlag der Autoren und E. S. Özdamar (1991), Kelogan in Alemania, die Versöhnung von Schwein und Lamm, Theaterstück, Frankfurt am Main: Verlag der Autoren.

11 ”In meiner ersten Muttersprache heißt das Wort für Liebe ljubav, auch hier bringt der Buchstabe L es ins Sichtbare, bringt es, so zeigt sich mir dieses Buchstabenbild, hinüber in das Land des Buchstabens J, der zu großen Teilen in der Erde lebt, dort, wo die Wurzeln der Pflanzen und Bäme verwandt sind mit den Küssen, wo sie sich und die Zukunft ihrer Farben besprechen. Dieser Buchstabe begibt sich ins Erdige wie eine Suppenkelle, um später wieder etwas Neues zu werden. Liebe und das Neue sind mir dadurch immer als ein und dasselbe erschienen, weshalb sie auch manchmal weh tun können, in jener ersten, in jener zweiten, mir mich erzählenden und in jeder anderen lebendigen Sprache” (Bodrožić 2007: 14, 15).

12 Jubin Abutalebi, Simona M. Brambati; Jean-Marie Annoni, Andrea Moro, Stefano F. Cappa, Daniela Peran (2007) The Neural Cost of the Auditory Perception of Language Switches: An Event-Related Functional Magnetic Resonance Imaging Study in “Bilinguals. The Journal of Neuroscience” 27/50, 13762-13769.

13 Wolfgang Butzkamm (2002), Psycholinguistik des Fremdsprachenunterrichts. Von der Muttersprache zur Fremdsprache, Tübingen: Francke; W.Butzkamm (1999), Über die planvolle Mitbenutzung der Muttersprache im Sachunterricht, in R.Métrich et alii (1999) (a cura di), Des Racines e des Ailes. Théeories, Modèles, Expériences en Linguistique et Didactique, Nancy: Association des Nouveaux Cahiers d’Allemand; W.Butzkamm (1998), Code-switching in a Bilingual History Lesson: the Mother Tongue as a Conversational Lubrificant, in “International Journal of Bilingual Education and bilingualism”, 1 (2): 81-99.

14 Soprattutto per quanto riguarda la teoria comunicativa, in auge negli anni ottanta del secolo scorso, ma ancora oggi molto diffusa, anche nei libri di testo per l’apprendimento di lingue nuove, si sosteneva che per apprendere una lingua bisognava solamente sentire parlare e leggere nella lingua nuova, il riferimento alla madre lingua veniva vissuto con sensi di colpa. Si è inoltre visto con i lavoratori stranieri che spesso chi si reca nel paese della lingua di apprendimento, senza precedenti conoscenze linguistiche, impara solamente un linguaggio frammentario, senza la capacità di coordinamento e creatività grammaticale.

15 Soprattutto per quanto riguarda la malattia di Alzheimer, si veda www.Alzheimermontreal.ca e www.neurolabor.de.

16 Nell’ambito di un progetto internazionale, ideato e guidato da D.Winkler, dal titolo Interazione tra grammatica, prosodia e testo nella didattica della lingua tedesca come lingua straniera sono stati analizzati sei libri di testo tra i più usati per l’apprendimento della lingua tedesca in Italia, e in tutti la grammatica è stata trattata in modo progressivo e come parte a se stante alla fine delle singole unità didattiche (tranne in un testo); le grammatiche analizzate sono: Aspekte. Mittelstufe Deutsch (2007), Autori Ute Koitha, Helen Schmitz, Tanja Sieber, Ralf Sonntag, Berlin/München: Langenscheidt; Direkt. Ein Lehrwerk für Deutsch als Fremdsprache (2000), 2^ ed. 2005, Autore Giorgio Motta, Torino: Loescher; Die Grammatik. Unentbehrlich für richtiges Deutsch (2005), 2^ ed. 2009, Autori Dudenredaktion, Mannheim/Wien/Zürich: Dudenverlag; em. Ein Lehrwerk im Baukastensystem. Abschlusskurs (2007), Autori Jutta Orth-Chambah, Michaela Perlmann-Balme, Susanne Schwalb, Ismaning: Hueber. Per una grammatica discorsiva si veda D.Winkler (2010), Grammatica discorsiva della lingua tedesca, Padova: Cortina.

17 Si veda anche Elisabetta Bolla/ Hans Drumbl (2009), Sprachen, Kulturen, Grenzen. Teilhabe an der Sprachgemeinschaft: ein Schlüssel zur Zweitsprache, Meran: Alpha&Beta e H.Drumbl (2002), Das Sprachen-Portal. Inferenz und Spracherwerb in mehrsprachiger Lernumgebung, Meran: Alpha&Beta Verlag.

18 Si veda anche D.Winkler (2011), Valenz und ästhetische Funktion der Verben in verschiedenen Texten, in “BAIG“, n.4, 2011.

19 “Der eigene Name wurde dabei ein mit Buchstabenpulver zu erobernder Planet” (Bodrožić 2007: 11).

20 “Durch Sprache magnetisch angezogen. Akribisch archiviert. Ein Gewirk aus Bewegungen, Tönen, Gerüchen, Kopf- und Körperhaltungen, aus Augenblicken, Augenfarben, Mundregionen und Wangenleuchten, das sich mit dem Klang vereinigt“ (Bodrožić 2007: 84).

Senza categoria

Informazioni su euroterminologia

Manuela Cipri at present works as a researcher in the Department of Languages for Public Policies, Faculty of Political Science, Sapienza University of Rome, Chairwoman from the Scientific and Technical Committee in Hermes -CSE -- European's Researchers of linguistics field -- Board of NiKolaos Route (La via Nicolaiana, responsabile Monia Franceschini)- i cammini d'Europa Biographical outline: After graduating in Political Science,and pianoforte, Ms. Cipri attended a Masters course in Linguistic-cultural Mediation, an advanced training course in Specialised Translation and a Masters course in Geopolitics at the Sapienza University of Rome. From 2004 to 2006 she was a research assistant in English in the Department of Languages for Public Policies and carried out research activities in Canada, at Geonames in Ottawa, and participated in various conferences all over the world. She is a member of several research groups in Italy and abroad, such as the REI, the Italian Network for Institutional Excellence. She is on the board of directive Hermes - CSE Euroterminology, Nicolaiana Rout with Proff. Paul Arthur and Romeo Ciminello. She on the board and member of several Academic magazine such as "Fuori Luogo- Sociologia del Territorio, Turismo, Tecnologia" editor Fabio Corbisiero, publisher PM, and "Confini sociologici" Academic book FrancoAngeli "Confini sociologici" editor Prof. P. De Nardis Formafluens, Eurolinguistics-South Association. She is a member of the Italian Geographical Society and the Italian Association for Canadian Studies. Since 1999 she has written articles on place-names for the magazine International Tourism. She has interviewed various important figures from the world of politics and culture, including President George W. Bush, actor George Clooney, director Francis Ford Coppola, Nobel prize-winner for Literature Wole Soyinka and the Irish writer Jennifer Johnston Main publications: Cipri M. Processi Di Formazione Di Parole Nella Toponomastica Inglese, Guaraldieditore (2004) Second Edition 2007. Cipri M. (2004), L. Kovac: oltre le utopie razionalismo evoluzionista e noocrazia, in v.a. ‘Biologia moderna e visioni dell'umanita', Rome University "La Sapienza"(2004). Cipri M. (2004), Helga Nowotny:sulla difficile relazione tra le scienze della vita e le attivita' umane, in v.a. ‘Biologia moderna e visioni dell'umanita', Rome University “La Sapienza” (Premio Libro Europeo "Aldo Manuzio"2004). Cipri M. Approccio interculturale alla toponomastica inglese (2014) Cipri M. et al. , Text tools and trends(2013) Cipri M., Donna, domina in Sofonisba Anguissola's picture (2016) Cipri M. , Political communication in Italy – The fact checking on Matteo Renzi and Matteo Salvini (2014-2016) Cipri M. Network society : case of study – David Cameron and BREXIT (2016) Editor blog: euroterminologia.altervista.org CEO : ToESP/ ToELSP Test of English for specific purposes/ and Test of English for linguistics and specific purposes (TOESP è un esame di lingua inglese specialistica che permette di conseguire la Certificazione Europea nei livelli B1 e B2, for terminological knowledge on the scientific skills (medical language, economics language, and Legal language) Label Europeo 2009. CEO : Hermes - Centro Studi Europeo on Eurolinguistics and Euroterminology and collaboration with Termcoord EU (2016)

Precedente I suoni e le metafore, parallelismi tra mondi cosiddetti “diversi” Successivo Cigarette consumption by country in Europe by J.Marian